Quale protezione contro la violenza di genere?
di Antonella Pontonio
Il tragico omicidio di Hayat Fatimi a Foggia solleva domande profonde e dolorose sull’efficacia del nostro sistema di protezione contro la violenza di genere. La frase, “Le leggi per punire non servono a niente senza prevenzione”, coglie perfettamente il nocciolo della questione. In questo caso, il sistema ha fallito su più fronti, dimostrando che non basta avere delle leggi se non si ha la capacità o la volontà di applicarle correttamente.
La denuncia di Hayat, il supporto di un centro antiviolenza e l’obbligo del braccialetto elettronico per il suo ex rappresentano tutti gli strumenti previsti dalla legge. Eppure, nonostante questo apparato di protezione, la tragedia non è stata evitata. Il fatto che l’aggressore fosse “irreperibile” per un periodo così lungo, ma sia stato rintracciato in sole 12 ore dopo l’omicidio, evidenzia una falla critica. Non si tratta solo di una mancanza di risorse, ma di una chiara disconnessione tra la normativa e la sua applicazione pratica. La prevenzione non è solo un concetto astratto; deve tradursi in azioni concrete, in una sorveglianza attenta e in un intervento tempestivo.
Il mio punto, “Lo stato dovrebbe pensare a tutelare le donne, anche perché da morte non le risarcisce certo un ergastolo”, è un monito potente. La pena per il colpevole, per quanto severa, non restituirà mai una vita. La funzione dello Stato non dovrebbe essere solo quella di punire un reato già commesso, ma di prevenirlo. Questo richiede un cambiamento di prospettiva, che sposti il focus dalla repressione alla protezione. Le risorse andrebbero investite nella formazione delle forze dell’ordine, nel monitoraggio efficace delle misure cautelari come il braccialetto elettronico e, soprattutto, in una cultura che non minimizzi i segnali di pericolo.
La storia di Hayat Fatimi ci ricorda che ogni denuncia deve essere presa sul serio e che il sistema deve essere in grado di garantire una protezione reale. La prevenzione non è un optional, ma la prima e più importante forma di tutela che una società civile deve offrire ai suoi cittadini più vulnerabili.
***DISCLAIMER (Dichiarazione di non Responsabilità)- Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. La Redazione de “Il Missino” ed i titolari della Associazione culturale omonima non si assumono la responsabilità degli articoli pubblicati, del loro contenuto, delle idee espresse, né per i danni che tali scritti potrebbero arrecare direttamente o indirettamente ad istituzioni, a partiti politici, a personalità pubbliche e private, né alle conseguenze legali derivanti da qualsiasi dichiarazione o pensiero in contrasto con le Leggi vigenti. Le idee espresse dall’autore non rappresentano le idee della Redazione, ma quanto espresso dall’autore firmatario dell’articolo. La Redazione de “Il Missino” non effettua controlli sulla veridicità delle informazioni pubblicate. L’articolo, nella sua integrità, sarà sotto la responsabilità di colui che ha firmato, ovvero la cui firma apparirà come autore firmatario del testo pubblicato, solo dopo espressa richiesta scritta diretta di pubblicazione alla redazione; con la stessa dichiarazione il firmatario solleva la Redazione da qualsiasi responsabilità. La Redazione de “Il Missino” non si assume la responsabilità delle immagini a corredo degli articoli, le quali sono inserite a mero carattere illustrativo e sono liberamente tratte anche da siti che dichiarano le stesse “Creative Commons”; alcune immagini sono modificate liberamente solo per temporanee finalità illustrative e non commerciali; le immagini segnalate da eventuali legittimi proprietari, dopo opportuna verifica, potranno essere rimosse dopo espressa segnalazione a “lascia un commento” in calce all’articolo e/o mail indirizzata e firmata per esteso da chi ne detiene i diritti a ufficiostampa@fiammatricolore.org***

