L’importanza del pensiero “critico” nella Storia
di Matteo Perrone
È importante studiare la storia affinché alcuni eventi non si ripetano. Quante volte abbiamo sentito questo mantra quando eravamo ancora degli studenti? Potremmo dire innumerevoli. Tale frase è infatti il must di ogni “buon” docente di storia che si rispetti all’interno del contesto scolastico e viene sfoggiata, il più delle volte, durante lo studio della seconda guerra mondiale, nel momento in cui si toccano alcuni argomenti come il fascismo, il nazismo e l’Olocausto. Sappiamo tutti dove vadano a parare alcune discussioni: i docenti creano una precisa linea di demarcazione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra ciò che è bene e ciò che è male, senza permettere un corretto sviluppo del pensiero critico nel discente. La classe docente, implicitamente o esplicitamente orientata politicamente a sinistra, volutamente e sistematicamente glissa sulle atrocità dei regimi comunisti mondiali. Quanti giovani conoscono infatti le barbarie dei regimi di PolPot in Cambogia, di Mao Zedong in Cina, di Iosif Stalin in Russia e chi più ne ha, più ne metta? Quanti giovani conoscono la storia del massacro delle Foibe ad opera del partigiano jugoslavo Josip Tito? Quanti giovani sono informati su quella che è realmente la situazione sociale ed economica di Paesi che conoscono (o hanno conosciuto da vicino) la piaga del comunismo? E soprattutto: quanti giovani conoscono la storia degli anni di piombo, la Guerra Fredda e la successiva strategia della tensione? Probabilmente pochi. Forse pochissimi. È proprio da questa nostra riflessione che bisogna ripartire. Nel libro Uccidere un fascista, Giuseppe Culicchia narra la storia di Sergio Ramelli, un giovanemissino milanese che venne ucciso a colpi di chiave inglese da un gruppo eversivo di sinistra chiamato Avanguardia Operaia. La sua colpa? Aver criticato in un tema scolastico le Brigate Rosse, il mondo politico ed il finto perbenismo della società in cui per andare avanti bastava essere schierati dalla parte “giusta”. Per questo motivo il giovane Ramelli subì un “processo” per direttissima da parte dei membri delle organizzazioni di sinistra e venne condannato a morte. Morì il 29 aprile 1975, dopo più di un mese e mezzo di agonia. Da quel giorno Sergio Ramelli è divenuto uno dei martiri della destra italiana e mondiale, simbolo del silente odio provato dalle persone di sinistra nei confronti di chi non la pensa come loro. Quest’odio, intenso e ramificato, viene sperimentato ogni giorno da chi non si allinea al grande pensiero unico che strizza l’occhio al mondialismo marxista e l iberal-massonico dei nostri giorni. Dare aprioristicamente del fascista a qualcuno è quindi sempre lecito. Lo era, lo è e lo sarà. Qualche giorno fa, in data 4 settembre 2025, è stato conferitomi dal Movimento Sociale Fiamma Tricolore l’incarico di Referente Cittadino per la città di Lecce. In preda ad un momento di enorme gioia ho quindi condiviso sui social tale traguardo, senza pensare che ciò avrebbe potuto disturbare la presunta sensibilità di qualcuno. Risultato? Quello che credevo un amico (ci conosciamo dai tempi delle scuole medie) ha deciso rimuovermi dalla lista dei contatti seguiti in quanto non in linea con il suo pensiero politico. Ho appreso tale notizia non da egli stesso ma da mia sorella che incredula mi mostrava uno screen in cui venivo deriso. Uno screen che quasi certamente è stato fatto circolare. Uno screen che dimostra ancora una volta la vera natura di gran parte delle persone di sinistra (non tutteper fortuna!), disposte in nome di una folle ideologia a cancellare dalla propria vita anche un amico storico. Ancora una volta il fascio deve essere messo alla gogna. Il fascio non può essere felice dei propri traguardi. Il fascio deve essere eliminato in qualsiasi modo possibile. Per la prima volta in tutta la mia vita ho potuto sperimentare da vicino ciò che il giovane Ramelli e tanti altri militanti del glorioso Movimento Sociale Italiano, furono costretti a subire, colpevoli di essere dal lato sbagliato. Mi tocca allora convenire con la mia professoressa d’italiano e storia: È proprio vero. Bisogna studiare la storia affinché alcuni eventi non si ripetano.
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