UNA GIORNATA IN RICORDO DELLE VITTIME DELLE MAROCCHINATE

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di Salvatore Marotta

L’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate è un sodalizio attivo da molti anni nella ricerca di documenti e testimonianze su una delle pagine più tragiche della nostra storia. Grazie anche all’impegno dell’Associazione, presieduta da Emiliano Ciotti, autore del libro “Le marocchinate. Cronaca di uno stupro di massa”, sono state presentate due proposte di legge, una alla Regione Lazio e l’altra in Parlamento, perché venga istituita ufficialmente una Giornata in ricordo dei nostri connazionali vittime di turpi violenze. Come primo passo, in attesa dell’istituzione ufficiale della Commemorazione, l’Associazione ha organizzato per il 18 maggio 2021 la prima  manifestazione nazionale, cui hanno già aderito molti Comuni. Il termine “marocchinate” sta ad indicare gli stupri di massa, i saccheggi, gli omicidi e le violenze di ogni genere commesse dalle truppe coloniali francesi inquadrate nel CEF: Corp Expeditionnaire Francais, costituito al 60% da marocchini e da algerini, tunisini, senegalesi. Anche nel caso delle “marocchinate”, come in passato è avvenuto con le Foibe, siamo in presenza di una barbarie per decenni sepolta dalla propaganda antifascista e dalla retorica della “liberazione” (sic!). Grazie al celebre film “La Ciociara” di De Sica, con Sophia Loren, la tragedia delle marocchinate fu riportata alla memoria, anche se il film non rende assolutamente la dimensione di quello che realmente accadde, con gli stupri di massa e il terrore vissuto dalla popolazione ciociara. Il maggior numero di violenze avvenne proprio nell’area del Basso Lazio, ma i crimini compiuti ai danni di civili italiani avvennero subito dopo l’invasione dell’Italia con lo sbarco angloamericano in Sicilia nel luglio del ’43. Aggregato agli americani sbarcati a Licata, vi era il IV Tabor composto da 832 marocchini (il Tabor è un reparto  tradizionale marocchino corrispondente ad un battaglione, con componente base il “goum”, dall’arabo “qum”, squadrone, da cui il termine “goumiers” per indicare i soldati maghrebini francesi). Questi goumiers compirono saccheggi, violenze e stupri di donne e bambini presso il paese di Capizzi, vicino Troina. “Le ciociare di Capizzi” è un libro di Marinella Fiume che esplora quella tragica vicenda. Risalendo la Penisola, i franco-coloniali del CEF agli ordini del generale Alphonse Juin, nato in Algeria, continuarono le loro bestialità in Campania, nel Lazio, in Toscana. Si calcola che 60.000 donne, comprese bambine e anziane, furono stuprate e oltre mille uomini violentati anch’essi e uccisi nel tentativo di difenderle. Raccapriccianti le testimonianze raccolte dagli storici. Gli stupri avvenivano quasi sempre in gruppo, ma sono stati accertati i casi di donne violentate anche da centinaia di nordafricani. Le “marocchinate” non gravano solo sulla coscienza dei goumiers, ma sui vertici militari francesi che diedero sostanzialmente carta bianca, vero o falso che sia il famoso “proclama” di Juin. Una pagina sporca e infamante su cui la Francia non ha ancora fatto i conti e che l’italietta antifascista ha fatto cadere nel dimenticatoio. Il momento per rendere giustizia alla memoria storica e ricordare i tanti italiani che subirono violenze inenarrabili è arrivato. Chi tace è complice.

immagine tratta dal film La Ciociara

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