30 Giugno 2022

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RECENSIONE DE “IL TRAMONTO DELLA RAZZA BIANCA”

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a cura di Daniele Proietti

La situazione che Riccardo Korherr ci descrive attraverso questo testo nel 1928 fotografa benissimo uno stato di cose  del quale, purtroppo, oggi viviamo le conseguenze più estreme. Se allora infatti il decadimento della razza bianca era una lucida previsione avvalorata da alcuni fatti non confutabili, oggi è una triste realtà.
Inquadrando bene il periodo storico nel quale l’opera viene scritta, notiamo che siamo nel pieno dell’esperienza Fascista in Italia, e a pochi anni dall’inizio di quella Nazionalsocialista in Germania.
Una delle priorità di Benito Mussolini, che ha scritto di suo pugno una prefazione a questo testo, è stata indubbiamente quella di fronteggiare un’emergenza demografica già all’epoca ben presente: i capisaldi che guidarono la sua azione in tal senso furono quelli di incentivare le famiglie a fare dei figli anche attraverso una politica dei prezzi realmente sociale e popolare ,e, contemporaneamente, il porre in essere le condizioni giuste finalizzate a fare dei bambini il centro della società, mediante il costante potenziamento delle strutture dell’infanzia.
Mussolini, come altri della sua epoca, era consapevole che l’unico modo per garantire un futuro radioso all’Italia e all’Europa era quello di proliferare; fare figli diventava indispensabile dinanzi all’aggressività delle altre razze che, dopo decenni di silenzio, iniziavano ad alzare la testa.
In India, in Cina e nella stessa Africa il numero degli abitanti cresceva a dismisura, mentre l’Europa restava al palo spalancando le porte a quel multiculturalismo che oggi la fa da padrone assoluto.
Ovviamente i responsabili della situazione che venne a determinarsi allora sono gli stessi di oggi, in quanto perseguono i medesimi scopi, ovvero quelli dell’annientamento dell’uomo bianco, ostacolo perenne all’instaurazione definitiva del Nuovo Ordine Mondiale, e la formazione, attraverso ciò, di una razza mondiale unica ed informe, senza nessun retaggio e facilmente manipolabile.
Negli anni 1926 e 1927, quelli immediatamente antecedenti alla  stesura del testo, in grandi nazioni come l’Inghilterra si assiste a un fenomeno preoccupante: le morti superano le nascite. Ciò accade anche in Svezia, Svizzera, Francia e, seppur in maniera più contenuta nei numeri, in Germania.
Si pensi soltanto che, se nel 1913 la popolazione europea rappresentava quasi un terzo della popolazione di tutto il pianeta, solo quindici anni dopo a malapena ne raccoglieva un quarto.
Ma come è spiegabile un simile repentino cambiamento? Sicuramente ha concorso l’allontanamento costante dai dettami della chiesa cattolica e l’affermarsi di ideologie che facevano del materialismo e dell’individualismo i loro punti di forza, tuttavia il fattore principale è stato senza ombra di dubbio il radicale cambiamento dello stile di vita del cittadino medio.
La fine della società agreste, che, sviluppandosi nella campagna, era simbolo di sangue, suolo e identità, ha lasciato spazio ai grandi agglomerati cittadini detti Cosmopoli, simbolo più concreto di un’ ideologia libertaria e anticristiana che non contempla in sé concetti come radici e spiritualità.
La sterilità interiore, data dalla mancanza di riferimenti valoriali stabili ai quali ancorarsi, si  è tradotta nella sterilità fisica dell’uomo cosmopolita e nomade, figlio di una concezione perversa che trae il suo fondamento dall’ ideologia illuminista.
Dietro i palazzi fastosi dei magnati dell’alta finanza si celano immensi capannoni sgangherati spersonalizzati nei quali gli uomini diventano nient’altro che numeri e bestie da soma, senza sogni e ambizioni, senza un futuro da immaginare né  la voglia di mettere al mondo creature.
L’uomo nuovo è una creatura egoista, ostile a qualunque tradizione e irrreligioso, emanazione diretta dei suoi padroni, che sono, irrimediabilmente, a livello etnico, gli stessi di oggi.
Quello del regresso delle nascite è un problema che hanno attraversato tutte le civiltà evolute della storia, comprese l’Ellade e Roma, che vennero sopraffatte dai rispettivi nemici proprio quando non seppero dare linfa vitale ai propri popoli, che divennero così preda di entità più prolifiche.
Proprio quello che sta accadendo da oltre un secolo a questa parte, come ci spiega benissimo Riccardo Korherr, che ci mette in guardia, ad esempio su un tema ancora oggi purtroppo molto presente: quello del suicidio.
Il non avere più stimoli e il sentirsi meramente il pezzo di un ingranaggio senza alcuna altra valida ragione per vivere se non quella di lavorare, stato d’animo proprio del moderno’ ” uomo della fabbrica” contrapposto in maniera assoluta all’antico e felice “uomo del campo” che metteva radici nella sua terra, ha determinato un isolamento che spesso conduce alla decisione di togliersi la vita.
Per l’uomo senza razza,il pensiero dell’estinzione del nome e della famiglia, ben presenti invece nel contadino, non rivestono più alcun significato. Egli, immerso nei grandi agglomerati urbani, perde coscienza di sé, e arriva a pensare che la sua vita non valga nulla, in quanto sostituibile.
Se a questo aggiungiamo il sorgere del femminismo con le sue teorie di emancipazione della donna capiamo perché un uomo, privato anche del suo storico ruolo di protettore della moglie e dei figli, arrivi a sentirsi svuotato.
Si determina così una situazione che va avanti fino ad oggi, e costituisce la vittoria più grande di quella che si chiama società liquida o fluida, e, al contempo, la sconfitta maggiore per il Cattolicesimo e la Tradizione, spodestati del proprio ruolo di faro e di guida.
Mentre quella descritta è la situazione della razza bianca, altri popoli ed etnie, incoraggiati da folli politiche migratorie poste in essere dal sistema, crescono in numero e fanno il loro ingresso nelle nostre città, senza che nessuno veda questo come un problema.
Il cittadino medio, manipolato dagli organi di informazione che agiscono sotto il comando dei magnati dell’alta finanza, finisce per assimilare il linguaggio delle televisioni e dei giornali, e non coglie la drammaticità di una situazione tragica.
“Servono lavoratori stranieri”, asseriscono inconsapevoli di firmare la loro fine; “servono bambini italiani”, per nascita e non per decreto, aggiungiamo noi, che, anche grazie alla lettura di testi illuminanti come questo, abbiamo ben compreso la situazione.

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