Una nuova Europa è possibile

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di Vincenzo Guardino

“L’Europa o va a destra o non si fa”, ebbe a dire Almirante negli anni ‘80 in uno straordinario comizio. Ovviamente, il nostro compianto segretario per destra intendeva i valori identitari, tradizionali e sociali, valori che dovevano rappresentare le fondamenta di un’Europa la quale avrebbe dovuto porsi come terza forza rispetto alla logica dei due blocchi ancora imperante in quegli anni. Ma i fatti andarono diversamente e nonostante il voto missino contrario alla ratifica del trattato di Maastricht, la classe politica asservita di allora (Prodi, Ciampi, Amato, Napolitano ecc.) fece entrare l’Italia nell’Unione Europea e poi nell’Euro, ossia dentro meccanismi sovranazionali che in poco tempo hanno annichilito la nostra nazione.
L’aspetto più evidente che sancisce il dominio della UE sull’Italia è quello economico. In primo luogo, il super-capitalismo senza frontiere imposto dai trattati europei ha distrutto interi settori della nostra economia in quanto siamo obbligati ad importare merci straniere senza poter proteggere i nostri prodotti e tutto ciò ha favorito solo le multinazionali danneggiando le piccole imprese. Quanti imprenditori costretti a chiudere bottega, quanti settori come quelli agro-alimentari colpiti a causa di una serie di tasse e “parametri” folli dettati dalla UE, quante piccole aziende costrette al fallimento (complice anche la scientifica distruzione dell’IRI) a causa della concorrenza sleale dei colossi-squalo delle multinazionali straniere. In secondo luogo, “regole” economiche assurde ed astratte su cui si regge l’Unione Europea quali il tetto del 3% sul rapporto deficit/pil, il pareggio di bilancio in Costituzione, il rapporto debito/pil non superiore al 60% ecc. impediscono all’Italia di fare investimenti pubblici per creare posti di lavoro (e ve ne sarebbe un gran bisogno) ed impongono un taglio sistematico ai servizi (scuola, sanità, beni pubblici), nonché un aumento continuo di tasse e la svendita dei beni dello Stato (aziende pubbliche, autostrade, litorali costieri ecc.). Come non ricordare la famosa letterina della UE indirizzata nel 2011 all’allora Presidente del Consiglio Berlusconi minacciando il crollo economico qualora il governo italiano non si fosse adeguato alle “riforme” lacrime e sangue impartite da Bruxelles per tenere sotto controllo il debito? E fu per questo, non per le signorine, che Berlusconi fu costretto a lasciare il posto a Monti, ossia ad un uomo dei mercati non eletto da nessuno, simbolo evidente di una tecnocrazia finanziaria che ha sottomesso la politica. Per non parlare dei problemi legati alla moneta unica (Euro), una moneta emessa da una banca privata (BCE) in mano a pochi usurai mondiali creata al solo scopo di generare debito per piegare gli Stati, a cominciare da quelli mediterranei definiti in maniera tracotante PIGS (maiali). Come abbiamo detto altre volte, l’Italia non potrà mai pagare i tre mila miliardi di debito in quanto esso si genera automaticamente a causa del tasso di interesse sulla moneta e del fatto che i governi per non far crollare i conti pubblici sono costretti a emettere titoli di Stato per finanziarsi sui mercati, ma ciò finisce per generare ancora altro debito. Se non si esce da questo meccanismo perverso, saremo costretti a svendere persino le nostre case e a perdere i nostri risparmi!
Il secondo piano di dominio riguarda la sfera politica: il Parlamento Europeo non conta nulla perché le scelte vengono prese dalla Commissione Europea, dal Consiglio Europeo e della Corte dei conti Europea. Questi organi, non eletti da nessuno, decidono la linea politica della UE e addirittura quella degli Stati membri, come avvenne ad esempio qualche anno fa quando non si voleva far partire un governo a causa di un ministro (Savona) accusato di essere anti-Euro, obbligando di fatto l’Italia a sostituirlo per non beccarsi l’ennesimo governo tecnico; oppure quando l’UE ci costrinse ad accettare Mario Draghi come premier, ex governatore della BCE, anche lui non eletto da nessuno, per far fronte alla crisi pandemica. Con quale coraggio si osa parlare di “democrazia” di fronte a questi indiscutibili dati di fatto?
Non di meno, la UE è complice anche della distruzione dei valori delle nazioni europee: il non riconoscimento delle radici cristiane del continente, il laicismo esasperato, l’americanizzazione delle masse che si spostano in relazione ai flussi del capitale finanziario, la cancellazione della cultura europea, il favoreggiamento dell’immigrazione selvaggia, l’avversione nei confronti degli Stati che difendono ancora una visione tradizionale (Ungheria di Orbàn), le sanzioni e la demonizzazione nei confronti della Russia testimoniano che la UE non difende gli interessi dei popoli europei, ma quelli di pochi oligarchi internazionali e dell’imperialismo degli USA e la posizione assunta per l’invio delle armi in Ucraina lo dimostra pienamente. Pare evidente che vi sono molte analogie tra la UE di oggi e l’Unione Sovietica del secolo scorso: la presenza una classe di burocrati che schiaccia i popoli verso il basso, l’impossibilità di fare impresa e l’impoverimento economico, l’imposizione di una visione atea e materialistica, la distruzione delle identità, l’imperialismo guerrafondaio.
Chiariti questi aspetti, ci si domanda quale sia la soluzione. E’ semplice: uscire dalla UE, poiché essa è intrinsecamente perversa ed irriformabile, e dall’Euro in quanto è una moneta di occupazione che ha prosciugato le nostre risorse e continuerà a farlo fino alle estreme conseguenze se non si recupera la sovranità monetaria. Occorre, dunque, non pagare il debito, stampare il denaro tramite una banca di Stato per finanziare tutto ciò che occorre per ridare fiato alla nazione, convincendo gli altri paesi europei a fare lo stesso. Sarebbe interessante rifondare quell’euro-destra che aveva provato a costruire Almirante insieme a Jean-Marie Le Pèn, Fuerza Nueva ed altri (che potremmo chiamare “alleanza di movimenti patriottici” visto che il termine “destra” ormai è usato da politicanti asserviti alla UE) per far sì che vi sia un’ordinata uscita comune dall’Unione e dalla moneta unica, evitando in tal modo possibili conseguenze della speculazione finanziaria e borsistica nei confronti di un solo paese uscente. Occorre poi creare una Confederazione Europea di Stati sovrani basata su alcuni valori condivisi quali le radici latino-cristiane, il senso di una comune missione civilizzatrice europea, il recupero dei valori tradizionali, la messa fuori gioco del capitalismo e dell’usura mondiale, la liberazione del continente dalle basi militari americane e dall’asservimento alla potenza atlantica nonché una politica di collaborazione interna, di pace e di amicizia verso la Russia.
Se tutto ciò che ho appena descritto si realizzerà, si aprirà per questa tormentata Europa, la quale al momento è in stato terminale, una nuova luminosa fase di rinascita e di prosperità.

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La pubblicazione dell’articolo determina il silenzio-assenso a quanto descritto ***

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