Ancora confusione sulle “preferenze”
di Alessandro Scotto di Minico, Comm. Federale di Napoli del MSFT
Ancora una volta il nostro popolo è stato ingannato sulla questione della scelta dei propri parlamentari attraverso i confronti con la Lega e Forza Italia, con la presentazione di un emendamento tale da bloccare i capilista e da consentire l’aggiunta di tre candidati sotto la potestà degli elettori. Ma questo accordo era chiaramente illusorio e costituiva piuttosto una prima grave presa in giro nei confronti degli elettori, che il Governo ha irrealisticamente esaltato come la sua volontà di restituire i diritti costituzionali. Infatti solo due partiti, FdI e PD, avrebbero potuto avere in alcuni collegi due candidati eletti, mentre tutti gli altri partiti si sarebbero fermati all’elezione dei soli capilista. Nel complesso, gli eletti con decisione degli elettori sarebbero stati il 15-20% al massimo: un risultato che non avrebbe restituito il vero diritto di rappresentanza. Per di più, l’emendamento ha finito per superare il principio dell’equilibrio dei due sessi per i capilista, facendo saltare dalla sedia le donne parlamentari, che in buona parte all’interno della maggioranza hanno votato contro la proposta, ritenendola una gravissima violazione del rispetto di genere. Inoltre, anche i leader dell’opposizione hanno fatto orecchie di mercante: anziché sostenere l’emendamento che eliminasse i capilista bloccati e ripristinasse l’equilibrio di genere, continuano a preferire la nomina dei propri uomini di fiducia a scapito di un equo diritto di rappresentanza.
L’ultima speranza è rappresentata dalla Corte Costituzionale, che non dovrebbe ignorare il concetto di assenza di rappresentanza o l’introduzione indebita del premio di maggioranza — aspetti già dichiarati incostituzionali da storiche sentenze della Consulta e oggi colpevolmente disattesi da chi prevarica i diritti altrui.
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