26 Settembre 2022

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Pino Rauti fondatorie del ''Movimento Sociale Fiamma Tricolore'', presenta il simbolo a Roma il 3 marzo 1995. ANSA / CLAUDIO ONORATI - ARCHIVIO STORICO

FDI, UNA DESTRA REAZIONARIA

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di Giacomo Ciarcia


Per un attimo dopo le polemiche delle settimane scorse avevamo sperato che finalmente avrebbero liberato quella fiamma tricolore che invece si trova tutt’ora intrappolata tra le spire della Meloni, La Russa, Crosetto.
Si dichiarano o meglio vengono definiti “destra sociale”, ma ci piacerebbe sapere quali sono le loro proposte sociali.
Unica scelta ben fatta tra i loro deliri la eliminazione ormai da tempo della sigla “MSI” nel simbolo; l’offesa sarebbe stata ulteriormente più grave in caso contrario, non ne erano degni di quella sigla, come non ne sono di quella fiamma che invece persiste nel loro emblema.
Ogni qualvolta li sentiamo parlare sembra di sentir parlare i vertici di Confindustria, ma perché non hanno candidato la Marcegaglia in parlamento?
Sono lontani – per loro – i tempi in cui Almirante ai microfoni degli intervistatori affermava che il MSI aveva pessimi rapporti con la destra reazionaria dei vertici confindustriali, sono lontani sempre per loro i tempi in cui lo stesso segretario missino affermava di essere molto modernamente sganciato da visioni settoriali e dalla difesa di interessi privatistici da non concepire nel quadro di una economia corporativamente intesa.
Per loro quei tempi evidentemente non sono mai esistiti però si insiste nella retorica blasfema dello slogan “da Giorgio a Giorgia” ripetuto più di una volta dal caporione La Russa e che ha avuto buona risonanza tra il popolo italiota.
Se poi pensiamo a un Pino Rauti il quale è stato anche il loro segretario nazionale tra il 1990 e il 1991 per quanto da essi boicottato, insultato ed osteggiato nel travagliato periodo della segreteria da egli retta la cosa ha dello sconcertante. Ricordarglielo li farebbe arrossire di fronte ai salotti buoni che li sponsorizzano.
Troppo ostile ed allergica alla carica sociale rautiana, quel gruppo uscì fortunatamente con l’abiura di Fiuggi oggi rappresentato dal partito della Meloni. Ma dal 1995 in poi il peggioramento è stato progressivo.
I conti con i “corpi estranei” che in troppi infettavano il MSI li abbiamo fatti in quell’assise, quindi niente a che spartire abbiamo con loro, però quando sentiamo continuamente certi linguaggi e sappiamo che comunque sia nel bene o nel male essi provengono dalla nostra stessa casa madre e che proprio sulle spalle del Movimento Sociale Italiano hanno fatto le loro fortune politiche ed economiche alla barba dei caduti per l’Idea, non possiamo non mostrare ancora il nostro sdegno.
Flat tax a favore dell’alta imprenditoria, e le imprese medio-piccole devono pagare come gli industriali?
No al salario minimo e abolizione totale (non revisione) del reddito di cittadinanza quasi fosse questo il male dell’Italia, e gli ultimi cui non è stata creata occupazione devono essere dimenticati? Certamente il nostro obbiettivo finale è lo Stato Nazionale del Lavoro, ma non è oggi in quest’era disgraziata togliendo il pane dalla bocca degli ultimi che si salvano i destini della Patria cara Meloni.
Tutte queste istanze da sommare alle nefandezze euro-atlantiche in chiave di politica estera svelano la loro natura.
Un linguaggio eccessivamente liberista e reazionario che non abbiamo mai sentito risuonare neanche tra gli ambienti di Forza Italia e di Berlusconi, ecco dove vanno a pescare consensi i signori di Fratelli d’Italia.
Eppure noi sappiamo, noi i quali siamo rimasti sempre gli stessi, che un Pino Rauti parlava già trent’anni fa di salario minimo e di “reddito di cittadinanza” sicuramente con una visione molto più concreta e oculata dell’improvvisazione grillina, ma ne parlava e con progetti ben definiti.
Eppure sappiamo ancora che un Teodoro Buontempo forse l’unica mente buona malauguratamente passata in Alleanza Nazionale, nel 2007 presentò alla Camera dei deputati una proposta di legge bocciata ovviamente dall’allora governo Prodi che impostata sulla lotta al signoraggio bancario, tendeva ad istituire tra le altre cose un “conto di cittadinanza” per ogni cittadino italiano (soprattutto per i più deboli) su cui andassero ad accumularsi le rendite da signoraggio in ragione del concetto di proprietà popolare della moneta. Ovviamente non improvviso’ ma si riallacciò al pensiero di quel Giacinto Auriti che dovrebbe risuonare ancora nelle orecchie dei militanti della nostra area.
Ma per Giorgia ripetiamo tutto questo non è mai esistito, o rappresenta soltanto un brutto ricordo di un passato lontano da cancellare. Molto più propizio fare la leader dei conservatori europei, e la guardia bianca del capitale in Italia fregandosene di chi lavora e degli ultimi della società.
Auguri cara Giorgia e buon appetito alla tavola di Palazzo Chigi, i poteri forti internazionali ti hanno ormai accettata e forse troverai anche i voti per governare, ma sicuramente non tra la gente della vera comunità missina.

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