Digitalizzazione, pro e contro

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di V. Guardino

Uno dei fattori trainanti della globalizzazione è senz’altro la tecnologia digitale. Essa ha rapidamente cambiato le abitudini personali e sociali di tutta l’umanità poiché ha velocizzato gli scambi di informazioni, permettendo altresì di comunicare in maniera quasi istantanea persino con chi si trova dall’altra parte del mondo. Grazie alla digitalizzazione, inoltre, è possibile per tutti accedere al sapere e attingere speditamente alle fonti di informazione. Chiunque voglia documentarsi su un qualsiasi argomento, adesso può farlo liberamente e con estrema facilità grazie all’enorme mole di sapere contenuta in rete.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, le innovazioni tecnologiche non vengono sfruttate come strumento atto a migliorare la qualità di vita degli esseri umani, ma, al contrario, si stanno adoperando tali dispositivi per finalità contrarie al bene dell’uomo. Quelli che vengono definiti “media sociali” (Facebook, Instagram e via dicendo), non sono altro che mezzi di controllo che il sistema politico utilizza per indagare la vita dei suoi sudditi. D’altro canto i sudditi stessi, a causa dell’uso malsano della tecnologia digitale, sono diventati in poco tempo egoisti, superbi, schiavi dei “mi piace”, perversi sin da piccoli, amanti solo della loro immagine, invidiosi e pieni di rancore nei confronti degli altri. Quante coppie, quante famiglie, quanti matrimoni si sono sfasciati a causa del cattivo uso dei media sociali.
La dipendenza dalla tecnologia, inoltre, sta segnando anche la fine dei rapporti umani. E’ sempre più difficile oggigiorno vedere ragazzi che giocano al pallone al parco o giovani che si conoscono svolgendo attività insieme. Non c’è rapporto interpersonale che non venga sottoposto all’onnipresenza della tecnologia. Per giunta, con l’abominio della didattica a distanza e delle università telematiche, si sta mettendo la parola fine sulle relazioni sociali che caratterizzavano questi istituti di formazione, producendo in tal modo masse anonime di automi senza cultura e radici, incapaci di pensare e, dunque, di operare una critica allo stato attuale delle cose. Il non plus ultra degli orrori legati al processo espansivo della digitalizzazione arriverà con la robotica e con l’intelligenza artificiale: questi fattori finiranno per sostituire la maggior parte dei lavori umani, generando così una massa di disoccupati i quali, molto probabilmente, saranno mantenuti da un reddito di cittadinanza che permetterà loro di sopravvivere a malapena e, soprattutto, di acquistare i beni di consumo che le macchine produrranno in quantità sempre maggiori. Non basta. Siamo prossimi anche all’avvento dei microchip sottocutanei, già presenti in alcuni paesi del nord Europa; tramite questi ultimi, risulterà più semplice acquistare prodotti o aprire la porta di casa, ma il prezzo da pagare sarà la totale sottomissione ad un controllo di tipo bio-politico. Pare evidente che siamo di fronte all’avvento di una spaventosa società disumana, una società che vuole erodere dall’uomo tutto ciò che è inerente alla sfera sociale.
Risulta difficile immaginare come si possa venir fuori da uno scenario come quello appena descritto, si può però affermare che ognuno di noi, secondo le proprie possibilità, dovrebbe vivere in modo discorde rispetto al modello anti-sociale e ostile alla vita civile che si sta sempre più delineando su scala mondiale. Bisogna tenere presente che gli strumenti digitali sono appunto dei semplici strumenti, i quali non possono in alcun modo sostituirsi alle relazioni umane o agli esseri umani stessi. Insomma, oggi occorre più che mai manifestare il proprio dissenso nei confronti di un modello di società fondato sulla fine dei rapporti sociali e sul controllo bio-politico illimitato che i potenti mirano ad imporre all’umanità.

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