Giorgia Meloni ed il Fascismo

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di G. Tigano

Non so a quale titolo, ma anche a me è pervenuta la lettera di Giorgia Meloni ai dirigenti di FDI a commento delle intemperanze dei giovani di Fratelli d’Italia. Se sono d’accordo sulla condanna di razzismo e antisemitismo, al quale aggiungerei dell’estremismo, è evidente una imbarazzante confusione sulla condanna della “nostalgia dei totalitarismi dell’800’”, riferita da Giorgia al Fascismo, con il quale dichiara di aver fatto i conti. Diciamo subito che la Segretaria di FDI confonde evidentemente la nostalgia “tout court” con le manifestazioni esteriori della nostalgia. Se dovesse espellere dal partito chi, non potendo dimostrarlo apertamente per paura di ritorsioni giudiziarie, ha nostalgia del ventennio, si troverebbe col partito certamente ridimensionato. E di fatto, temendo di perdere una consistente porzione di consenso così detto nostalgico, si guarda bene dal togliere la Fiamma dal simbolo. Siccome anche noi del Movimento Sociale abbiamo in comune con FDI il simbolo della Fiamma è importante chiarire cosa significa per noi nostalgia del fascismo. Non è nostalgia della dittatura, che non è un caposaldo programmatico, ma solo un metodo, adottato da regimi di ogni orientamento politico, anche democratici, con leggi speciali in momenti storici eccezionali, al fine superare emergenze sociali e internazionali. Si pensi alle dittature di Cromwell in Inghilterra che aprì la strada alla democrazia inglese, al Direttorio della rivoluzione francese col regime di terrore, allo stesso Napoleone, all’assolutismo della Chiesa Cattolica, e con gli esempi possiamo continuare sino all’epoca contemporanea. Dunque la nostra nostalgia per il ventennio, condivisa da milioni di Italiani, non è per il metodo e cioè per l’irripetibile Regime Fascista, sicuramente condannabile per decisioni deprecabili come le leggi razziali, ma per una concezione politica eterna e preesistente al fascismo che il regime cercò di attuare sia pure con metodi discutibili ma da contestualizzare nel periodo storico. Noi ci riferiamo solo a ideali che fondano le radici in una concezione spirituale della vita, nella prevalenza della politica sulla economia, nella difesa della Famiglia, in uno stato ad impronta corporativa e sociale per il superamento, con la “Terza Via”, sia del Comunismo che del Liberalismo. Solo su questo vorremo confrontarci col popolo italiano se non ci fosse la congiura del silenzio mediatico e una Legge Elettorale liberticida, questa sì da regime, che impone alle minoranze una impossibile raccolta di firme e uno sbarramento del 4% e quindi la rottamazione di fatto di gran parte della volontà politica degli elettori. Una legge che i partiti in parlamento, incluso FDI si guardano bene dal modificare, alla faccia degli articoli 1,2 e 3 della Costituzione. Se la Meloni ha dubbi su quanto scriviamo riascolti l’intervento di Pino Rauti al XVII Congresso del Msi, facilmente reperibile su YouTube, e che sancì la svolta di Fiuggi e spieghi, oltre a concentrarsi su atteggiamenti riprovevoli ma spesso goliardici dei suoi Giovani, cosa ci sia di dittatoriale o nostalgico nel pensiero del compianto segretario del MSI cui noi ci ispiriamo.  E se ancora nutre dubbi su una certa benevola attenzione delle iniziative del Regime, anche da parte di avversari politici di alto rango, dia un occhiata al Catalogo sulla “Mostra delle Economia tra le due guerre”, e cioè del Regime Fascista, allestita al  Colosseo di Roma nell’autunno del 1984.  Allora la Presidente frequentava le elementari e probabilmente non è al corrente di questo importante evento. Ebbene la Mostra si svolse: Sotto l’alto patronato di Sandro Pertini, Presidente Della Repubblica Italiana Ed un Comitato d’onore in cui spiccano: Nilde Jotti Presidente della Camera, Francesco Cossiga Presidente del Senato, Bettino Craxi Presidente del Consiglio, Tutti i Ministri del Governo in carica tra cui: Giovanni Spadolini, Franco Nicolazzi, Claudio Signorile, Antonio Gava, Gianni De Michelis.  E Poi vale la pena di citare: Il presidente dell’IRI Romano Prodi, i segretari della Triplice Lama, Carniti, Benvenuto, Ugo Vere Sindaco di Roma e vari presidenti enti nazionali ed esponenti universitari. Tutti pericolosi nostalgici? O semplicemente esponenti di un antifascismo critico, serio e non “da facciata” come quello attuale? Alla Presidente Meloni, che ha tutto il diritto di gestire il partito come ritiene opportuno, chiediamo solo rispetto per quella Fiamma che rappresenta, nel solco della Terza Via, un pensiero politico quanto mai attuale e profondamente, anche se inconsapevolmente, radicato nell’animo degli Italiani.

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