Futuro da schiavi digitali?

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di Vincenzo Guardino

“Anno 2030. Non posseggo nulla, non ho privacy, sono una persona felice”. Queste le parole di un surreale documento del World Economic Forum nel quale viene descritta la realizzazione, a partire dal fatidico 2030, di una società distopica su scala globale, una società fondata su un regime di controllo capillare mediante l’onnipresenza della tecnologia digitale e dell’intelligenza artificiale.
“Di tanto in tanto mi infastidisce il fatto – dichiara la protagonista di questo documento che immagina di vivere nel 2030 – di non avere privacy. Tutto ciò che faccio o penso di fare è registrato da qualche parte”. Possiamo ritenere, allora, che nel prossimo decennio la totalità delle azioni umane saranno controllate ed effettuate da remoto: i pagamenti, l’istruzione, i passatempi, la mobilità e persino le più elementari forme di relazioni tra le persone. Probabilmente si arriverà ai microchip sottocutanei (già presenti in alcuni paesi del nord Europa) attraverso cui il sistema mondiale permetterà ai sudditi di svolgere le attività quotidiane, ma il prezzo da pagare sarà la totale sottomissione bio-tecnologica. Allo stesso tempo, la maggior parte dei lavori umani verranno compiuti dai robot, mentre le masse dei disoccupati saranno lasciate morire di fame o al massimo sopravviveranno a mala pena tramite un misero reddito di cittadinanza.
Un’altra caratteristica incresciosa che viene descritta in questo documento è l’assenza della proprietà privata. La crisi economica, l’inflazione, il debito, il consumismo esagerato e tutte le crisi generate dal sistema come fattori di accelerazione (crisi climatiche, crisi pandemiche, guerre, eccetera), prosciugheranno ciò che rimane dei risparmi dei privati. “Nella nostra città non paghiamo alcun affitto – continua la protagonista del documento – perché qualcun altro utilizza i nostri spazi quando non ne abbiamo bisogno”. Si può immaginare una sorta di comunismo di marca cinese in fase tecnologicamente avanzata. La massa vuota di valori, viene da pensare, chiaramente accetterà tutto ciò perché la vita comoda e gli svaghi valgono di più della libertà (quella vera!)
“La mia più grande preoccupazione – conclude il documento – sono tutte le persone che non vivono più nella nostra città. Quelli che non hanno accettato tutta questa tecnologia e si sono arrabbiati contro il sistema politico. Vivono diverse vite fuori dalla città. Alcuni hanno formato piccole comunità autosufficienti. Altri sono andati in case abbandonate nei villaggi”. Da ciò che si evince, dunque, chi non accetta questo nuovo stato di cose sarà costretto a lasciare la società perché non potrà più lavorare, comprare l’essenziale per vivere e nemmeno svolgere la minima faccenda. Durante il periodo del Covid, tramite l’imposizione del cosiddetto “certificato verde”, la dittatura del controllo tecnologico si era parzialmente realizzata, con i “no vax” esclusi dal lavoro e dalle attività sociali. Ora la domanda è: tale società distopica programmata da oscuri poteri mondiali si realizzerà davvero o la Provvidenza interverrà per far prendere alla storia una strada diversa?

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