Scuole aperte d’estate: un “parcheggio” da 300 milioni o una vera soluzione?
di A. Pontonio, Coordinatore Regione Puglia Fiamma Tricolore
L’annuncio del bando da 300 milioni di euro per mantenere le scuole aperte durante l’estate 2026 rinfocola un dibattito mai sopito: la scuola deve trasformarsi in un centro ricreativo estivo o restare il tempio dell’istruzione? Sebbene l’intento di supportare le famiglie lavoratrici sia lodevole, l’iniziativa appare come un palliativo che ignora le carenze croniche degli istituti italiani. Investire centinaia di milioni in progetti a termine, senza risolvere i problemi strutturali che affliggono la quotidianità di studenti e docenti per i restanti nove mesi dell’anno, rischia di essere un’operazione di facciata. Le priorità dimenticate: di cosa ha davvero bisogno la scuola? Prima di estendere l’apertura dei cancelli a luglio e agosto, sarebbe necessario garantire che quegli stessi cancelli racchiudano ambienti dignitosi, sicuri e moderni. Ecco i bisogni urgenti che precedono qualsiasi “piano estate”.
Edilizia e Sicurezza: Migliaia di plessi necessitano di interventi urgenti per la messa a norma antisismica e la rimozione delle barriere architettoniche. Climatizzazione e Vivibilità. Aprire le scuole in estate senza un serio piano di efficientamento termico significa condannare bambini e personale a temperature insostenibili. Molte aule, già a giugno, diventano invivibili a causa della mancanza di impianti di condizionamento adeguati. Riduzione del sovraffollamento. La lotta alle “classi pollaio” dovrebbe essere la priorità assoluta. Più che spazi aperti d’estate, servono spazi più ampi e meglio distribuiti durante l’anno scolastico standard. Stabilizzazione del personale. Prima delle attività ludiche, la scuola ha bisogno di una pianta organica stabile. Il precariato cronico impedisce quella continuità didattica che è il vero cuore della formazione. Risorse per la Didattica Speciale. I fondi dovrebbero essere prioritariamente destinati al potenziamento del sostegno e a strumenti tecnologici per l’inclusione, garantendo il diritto allo studio per tutti, ogni giorno. Servizio sociale o Istruzione? Trasformare la scuola in un “ammortizzatore sociale” per sopperire alla mancanza di welfare territoriale è una deriva pericolosa. Il rischio è quello di snaturare l’istituzione scolastica, riducendola a un servizio di custodia, mentre i nodi strutturali, dai tetti che cadono agli stipendi inadeguati, restano irrisolti.
I 300 milioni stanziati sarebbero forse più utili se investiti nel rendere la scuola un luogo dove sia piacevole e sicuro imparare da settembre a giugno, piuttosto che un ripiego estivo per coprire le lacune di un sistema di assistenza alle famiglie che non funziona.
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