“Corporativismo” come Alternativa per l’Economia Italiana Oggi
di Giorgio Franchi
L’economia italiana si trova in una fase di crescita estremamente moderata. Il PIL è atteso in aumento dello 0,5% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, dopo lo 0,7% del 2024. La produttività è in calo, scesa a 97,91 punti nel terzo trimestre 2025, ben sotto il massimo storico di 107,34 punti raggiunti nel 2020. Il tasso di disoccupazione è al 5,2% a marzo 2026, ma il tasso di inattività sale al 34,1%, indicando una significativa popolazione fuori dal mercato del lavoro.
Il corporativismo, nato come terza via tra liberismo e bolscevismo, mirava a risolvere i conflitti di classe attraverso la collaborazione tra lavoratori e imprenditori sotto la guida statale. Nell’attuale sistema la contrattazione individuale prevale, spesso creando squilibri di potere. Un sistema corporativo avrebbe la negoziazione collettiva per settore invece di contrattazioni frammentate, la stabilità dei salari legata alla produttività del settore e la riduzione degli scioperi e delle interruzioni produttive.
La pianificazione economica strategica sarebbe un altro beneficio fondamentale. Lo Stato, tramite le corporazioni, potrebbe definire la giusta mercede invece di affidarsi al meccanismo della domanda e offerta. Questo permetterebbe la negoziazione collettiva per settore, la stabilità dei salari legata alla produttività e l’allineamento degli interessi verso superiori interessi dello Stato invece di interessi frammentati.
Con il capitale straniero salito al 21% da 3% precedentemente e i privati italiani crollati dal 43% al 12%, un sistema corporativo potrebbe prioritizzare gli investimenti nazionali, coordinare lo sviluppo regionale attraverso corporazioni territoriali e ridurre la dipendenza da capitale estero. Questo è particolarmente importante dato che la domanda estera ha un contributo negativo di 0,2 o 0,1 punti sul PIL mentre la domanda interna sostiene interamente la crescita prevista.
La produttività italiana è in calo costante a 97,91 punti, sotto la media storica di 98,88. Il corporativismo potrebbe stabilire standard di produttività settoriali, coordinare la formazione professionale per settore e allineare salari e produttività per settore. Questo affronterebbe direttamente uno dei principali problemi strutturali dell’economia italiana.
Storicamente il corporativismo mirava all’autarchia per ridurre la dipendenza estera. Oggi questo significherebbe la riduzione della dipendenza dall’export debole, il rafforzamento della domanda interna e la protezione delle industrie strategiche nazionali. Con l’export italiano debole e l’Eurozona in difficoltà, questa autonomia strategica sarebbe particolarmente preziosa.
Un corporativismo rivisitato in chiave moderna non autoritario potrebbe offrire benefici significativi. Offrirebbe maggiore stabilità sociale attraverso la collaborazione di classe, pianificazione strategica invece di reattività di mercato, coordinamento settoriale per aumentare la produttività e sovranità economica riducendo la dipendenza estera. La sfida sarebbe implementarlo senza la burocratizzazione che ne ha limitato l’efficacia storicamente, mantenendo flessibilità e innovazione mentre si coordinano interessi settoriali verso obiettivi nazionali comuni.
Il sistema attuale mostra chiaramente i suoi limiti con crescita anemica, produttività in calo e alta inattività. Un approccio corporativo modernizzato, focalizzato sulla collaborazione piuttosto che sul controllo, potrebbe affrontare questi problemi strutturali attraverso il coordinamento settoriale e la pianificazione strategica. La chiave sarebbe imparare dagli errori storici del corporativismo fascista mentre si recuperano i principi di collaborazione tra capitale e lavoro per il bene comune nazionale.
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