La “classe” non è acqua
di Matteo Perrone
Circa otto mesi fa in un’intervista in diretta sull’emittente LA7, Fausto Bertinotti ex segretario del Partito della Rifondazione Comunista, ammoniva duramente una certa parte della sinistra definendola «fastidiosamente saccente» e concludeva tale intervento sostenendo che «se sei di sinistra non puoi manifestare un’istanza di superiorità nei confronti del popolo». Quella certa sinistra a cui Bertinotti alludeva era chiaramente quella radical chic, termine oramai in grande uso nei rotocalchi nazionali e non. Quanti di noi hanno però piena conoscenza del termine stesso? Cercheremo di spiegarlo brevemente. Nel 1970 Felicia Montealegre, moglie del celebre direttore d’orchestra Leonard Bernstein, organizzò una serata presso il proprio attico situato a Manhattan per raccogliere fondi a favore del gruppo d’ispirazione marxista denominato Pantere Nere. Alla suddetta festa parteciparono sia esponenti dell’alta società americana che militanti di violenti gruppi rivoluzionari di sinistra. Una serata paradossale in cui ricchi e poveri si ritrovarono sotto lo stesso tetto per dare benzina ai propri sogni di libertà e uguaglianza. Fu proprio qualche giorno dopo il suddetto evento che lo scrittore e giornalista Tom Wolfe coniò il termine radical chic per descrivere tali persone che pur provenendo da classi sociali agiate manifestavano o mostravano simpatie per idee politiche di estrema sinistra. Radical come l’ideale politico perseguito, chic come il proprio modo d’essere al mondo. Tale espressione ad oggi rappresenta un paradosso in termini ed è presente in quasi tutti i Paesi con diversi corrispettivi: nel Regno Unito si parla di Champagne Socialist (“socialista allo champagne”), in Germania di Salonkomunnist (“comunista da salotto”), in Norvegia di RadikalEleganse (“eleganza radicale”), in Spagna Izquierda Caviar (“sinistra al caviale”) e si potrebbe continuare all’infinito! Sorge spontanea una domanda: come può funzionare tutto ciò nell’ambito di un pensiero politico che presume, persegue e alimenta la lotta di classe per giungere ad una società senza di esse e all’abolizione della proprietà privata in nome di una presunta uguaglianza? La risposta è semplice. È possibile grazie all’egemonia culturale detenuta dalla classe borghese e dominante nei confronti del proletariato (noi preferiamo utilizzare il termine popolo). Il classismo di sinistra esiste e si risolve in una lotta di classe al contrario, nell’ottica di un profondo tradimento dell’ideale marxista stesso. L’élite culturale parla di comunismo e di uguaglianza al popolo senza abbandonare i propri privilegi di classe. In sintesi, potremmo dire che nel corso degli anni la sinistra mondiale non abbia fatto altro che palesarsi per ciò che è realmente, ossia una grande menzogna. La classe non è acqua. La casta non è per tutti. Come Movimento Sociale Fiamma Tricolore rimaniamo invece fedeli alla nostra “Terza Via” anche per ciò che concerne il concetto di classe sociale e riprendendo il pensiero del grande filosofo e pensatore Julius Evola continuiamo a sostenere che gli uomini saranno realmente liberi tramite una vita fortemente incentrata su dei profondi valori etici e spirituali, abbandonando la propria condizione di partenza per il raggiungimento dell’Uomo Assoluto, ossia un uomo in grado di prendere possesso della Realtà ultima. Solo tramite una sborghesizzazione dei ceti sociali alti ed una sproletarizzazione dei ceti bassi si potrà quindi giungere ad un’Aristocrazia dello Spirito capace di governare e vincere il tempo.
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