Italia, fine di un ciclo
di Antonio Donati
Lo Stato ci ha traditi. Basta case, assegni e pensioni per chi non ne ha diritto. Dobbiamo smetterla di non dire quello che tutti sanno, ma che nessuno osa gridare. Siamo alla fine di un ciclo. L’Italia non è più la nostra casa: è diventata un sistema di welfare aperto a tutti, tranne che per i suoi figli. Mentre le famiglie italiane sono allo stremo, con figli disabili spesso dimenticati dalle istituzioni, e faticano a trovare un aiuto, un alloggio o un sostegno economico, lo Stato impiega risorse ingenti per l’accoglienza indisciplinata. Case popolari: spesso assegnate a chi non ha mai contribuito alle casse dell’INPS, mentre padri separati dormono in macchina e giovani coppie italiane non possono nemmeno sognare un mutuo. Assegni e pensioni: settori in cui diversi gruppi sfruttano le falle del nostro sistema. Conoscono le leggi e sono assistiti da una rete di associazioni che garantisce loro ogni tutela, mentre noi paghiamo le tasse per finanziare questo squilibrio. Gli italiani di serie B: siamo diventati cittadini di serie B nel nostro stesso Paese, schiacciati da tasse esose, dal costo della vita esorbitante e da un sistema di welfare che ci trascura. E poi parliamo di lavoro. Chi crede ancora che l’immigrazione incontrollata serva a fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare, vive fuori dalla realtà. Si è creato un vero e proprio bacino di manodopera straniera disponibile a compensi irrisori, e questo ha contribuito ad abbassare i salari di tutti. Lavoratori italiani sottopagati, precarizzati e costretti a turni estenuanti. Non è un caso. È una scelta politica ed economica ben precisa. Basta guardare realtà industriali come Mestre, Monfalcone o Genova, attorno a grandi aziende e cantieri: si nota un ampio ricorso ai subappalti, con lavoratori stipati e retribuiti al ribasso. È lì che si produce ricchezza, ma quella ricchezza non torna nelle tasche dei nostri operai. Il risultato? Quartieri stravolti e un tessuto sociale sfilacciato. Decenni di politiche assistenziali, portate avanti da diverse parti politiche, hanno preferito creare consenso anziché tutelare il lavoro reale. Tutto questo non è più sostenibile. Riteniamo che non sia più procrastinabile un deciso stop all’immigrazione clandestina e incontrollata. Chi non ha un lavoro regolare e un’idonea sistemazione non deve accedere al territorio nazionale. In caso di necessità e risorse limitate, la priorità deve andare ai cittadini italiani in condizioni di fragilità, come le famiglie con figli disabili. L’assegnazione delle case popolari deve basarsi su criteri rigorosi di anzianità di residenza e sull’effettiva verifica dei requisiti, eliminando scorciatoie burocratiche. Difendiamo il lavoro e il salario degli italiani: basta con il dumping sociale. Chi ricorre al lavoro nero o allo sfruttamento deve essere perseguito con la massima severità penale, a partire dalle grandi imprese che abusano della catena dei subappalti. Basta con le discriminazioni al contrario. Siamo noi che abbiamo costruito questo Paese con il lavoro e con il sacrificio. È ora di restituire centralità e dignità ai cittadini italiani.
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