Halloween e memoria dei defunti: quando la festa diventa merce

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di Alessandro Scotto di Minico

Zucche di plastica, scheletri, maschere e vetrine colonizzate da articoli a tema: ogni ottobre l’Italia accoglie con crescente docilità l’Halloween di matrice statunitense, mentre le tradizioni locali dedicate al ricordo dei morti si contendono l’attenzione con una ricorrenza ormai essenzialmente commerciale. Per intellettuali, uomini di fede e custodi del patrimonio culturale, l’inquietudine non nasce dallo svago dei più piccoli, bensì dall’affermarsi di un modello celebrativo governato dalla logica del consumo. L’antropologo Marino Niola, in un’intervista a ‘La Repubblica’, ha denunciato questa metamorfosi con parole nette: Halloween non sarebbe più una festa popolare, ma un prodotto di consumo. Lo studioso rammenta, peraltro, che l’usanza di intagliare zucche e di onorare i defunti era già radicata in varie regioni d’Europa, Italia compresa, ben prima che il modello americano si diffondesse. Analoga è la resistenza che proviene dal mondo religioso. Il sacerdote e antropologo Guidalberto Bormolini ha giudicato profondamente nocivo il modo in cui la cultura contemporanea presenta ai bambini il regno dei morti, associandolo a mostri, vampiri e zombi. A tale deriva egli contrappone il recupero delle consuetudini italiane che custodiscono la memoria degli avi, in luogo del primato di immagini dell’orrore e di merci seriali. Pur identificata con gli Stati Uniti, Halloween affonda in realtà le proprie radici in Europa: in essa confluiscono elementi delle antiche tradizioni celtiche e di usanze approdate oltreoceano soprattutto con gli emigrati irlandesi. Fu però in America che essa assunse l’attuale veste mercantile, poi diffusa nel mondo dal cinema, dalla pubblicità e dall’industria dell’intrattenimento. È questo, e non altro, il modello che suscita le critiche in Italia. Non si tratta, dunque, di vietare una festa straniera, ma di preservare espressioni culturali che hanno attraversato le generazioni e che oggi devono disputare il proprio spazio a un prodotto globalizzato. Mentre costumi e decorazioni d’importazione espugnano le vetrine, le città italiane continuano ad accendere falò e a preparare dolci per ricordare i propri cari defunti. Il contrasto rivela una questione che travalica Halloween: la capacità di difendere le tradizioni locali dinanzi alla potenza commerciale della cultura americana. In questo scenario, il Movimento Sociale Fiamma Tricolore dichiara con chiarezza di non riconoscersi in simili usanze, estranee alla nostra identità e alla nostra sensibilità. Il Movimento sceglie di custodire la dimensione schiettamente religiosa dei giorni in cui la Chiesa commemora Ognissanti e tutti i fedeli defunti: giorni di raccoglimento, di preghiera e di pietà verso chi ci ha preceduti, nei quali la memoria dei morti è un dovere sacro e non un pretesto di intrattenimento.

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