LIBERTÀ A COMANDO 

di Daniele Proietti

Un vecchio slogan femminista sessantottino, scandito più volte in quel periodo che ha rappresentato la genesi delle disgrazie odierne e della dottrina progressista, recitava  cosi: “il corpo è mio e lo gestisco io”.
Questa frase per decenni ha accompagnato le campagne referendarie per l’aborto, e, oggi, fa da sottofondo ideologico a chi vorrebbe che l’eutanasia divenisse legale e l’utero in affitto diventasse una realtà.
Due temi, questi, che di recente sono tornati centrali nell’agenda politica, e che trovano ogni giorno il favore dei giornali afferenti all’area di centro- sinistra, e di tutti quegli intellettuali che si dichiarano libertari.
Peccato che la libertà di scelta che viene invocata per un tetraplegico che si è stancato di vivere non venga richiesta con la stessa veemenza anche a favore di coloro che non intendono sottoporsi al vaccino, per i quali, anzi, vi sono scherno e gogna mediatica.
La visione spirituale della vita che è propria del nostro Movimento ci fa dire che il corpo di ognuno di noi appartiene a Dio, e non a egoismi personali o a uno stato predatore e affarista, che ormai, perso nei deliri della scienza, ha abdicato ad ogni contatto con una dimensione sacrale che esisterà sempre.


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