12 Agosto 2022

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Festa del Lavoro, la verità storica

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di Giacomo Ciarcia

La propaganda di regime vuol narrare che la cosiddetta festa del lavoro fissata nella data del 1° maggio fu abolita durante in ventennio fascista, data la natura reazionaria ed anti-operaia del Fascismo stesso. Questa è la propaganda ufficiale, storicamente falsa quanto spicciola e di natura “comunistoide”, che purtroppo ha fatto breccia su gran parte del popolo italiano.
Ma la storia ci indica che non è così e noi lo abbiamo sempre ribadito. Possibile che un socialista rivoluzionario di nome Benito Mussolini, il quale donò alla causa delle masse proletarie ed alle classi lavoratrici tutta la sua prima giovinezza, improvvisamente si sia dimenticato totalmente di loro una volta giunto al potere nel 1922?! Così non è! Per la concezione della politica odierna indubbiamente questa sarebbe stata la normalità, ma chi agiva politicamente in quegli anni spesso credeva nella propria missione.
La storia ci dice che dal 1924, sotto il governo Mussolini, la festa dei lavoratori non fu assolutamente abolita ma piuttosto spostata anticipandola al 21 aprile come “Natale di Roma – Festa del Lavoro” in sintonia con la natura Sociale ma Nazionale del Fascismo.
D’altronde pensare che l’Idea fascista la quale del valore del Lavoro assieme a quello della Nazione faceva la propria “spina dorsale”, potesse abolire tale istituzione rappresenterebbe un’eresia.
Andrebbe altresì molto più obbiettivamente precisato che in Italia, prima nazione al mondo, la giornata lavorativa di otto ore legali di lavoro, emblema di infinite battaglie sindacali e sociali rivendicata in maniera retorica per decenni con la festa del 1° maggio, fu approvata solo nel 1923 durante il primo Governo Mussolini; seguì una imponente legislazione sociale che raggiunse il suo apice con la Carta del Lavoro del 1927 e l’abbattimento sostanziale del sistema liberal-capitalista.
Si ricordino bene tutti gli epigoni del partito comunista e del marxismo, i quali in questa data amano ancora sventolare le rosse bandiere e cianciare a vanvera, che fu il Regime Fascista in Italia a dare la terra ai contadini, mentre nella Russia di Stalin gli veniva tolta; ed a socializzare le fabbriche facendo partecipare i lavoratori stessi alla gestione delle imprese ed alla ripartizione degli utili; mentre nella Unione Sovietica gli operai nelle imprese statali facevano la fame in egual misura o ancor di più che negli Stati capitalisti.
Già.. quella socializzazione delle imprese fiore all’occhiello della politica sociale del Fascismo, salvaguardia di riscatto per le masse lavoratrici, abolita per prima istanza da quel fantomatico Comitato di Liberazione partigiano, di cui ebbe ampia egemonia certa sinistra social-comunista, i cui figli spirituali oggi ritroviamo nelle piazze a soggiogare ancora una volta il mondo del Lavoro.

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