Venti di guerra?

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di Giacomo Ciarcia


Venti di guerra soffiano in Europa, la questione dell’Ucraina sembra precipitare.
L’equilibrio del mondo spartito a Yalta tra le due principali potenze imperialiste di allora si è via via deteriorato sempre più, un processo iniziato principalmente con il crollo del comunismo sovietico ormai trent’anni fa, scioltosi come neve al sole data la natura innaturale e caduca di quell’idea.
Da allora a rimanere padrona assoluta del campo fu l’altra potenza imperialistica, l’altro corno del dilemma, gli Stati Uniti d’America rappresentante il modello liberal-capitalistico che affama il mondo e porge i popoli in schiavitù sempre di più.
Oggi di fronte ad una Russia post-comunista che non è più il forte impero sovietico di allora, (ma mantenente comunque di fronte al blocco occidentale indipendenza e rilevanza in chiave geopolitica), che si sente minacciata sempre più nei suoi confini, assistiamo a quello che assistiamo. La provocazione sull’Ucraina della NATO non è un caso, e Putin ben lo sà.
Ma sarà guerra? Può scatenarsi dietro a questa calda questione la minaccia di un ennesimo conflitto che potrebbe malauguratamente evolversi in guerra mondiale? Auspichiamo ovviamente di no.
Eppure la propaganda dei vincitori nell’ultimo conflitto mondiale ci ha insegnato che a scatenare quella guerra catastrofica ormai oltre ottanta anni fa furono i disegni espansionistici di quei nazionalismi europei, di quelle potenze dell’Asse che volevano conquistare l’Europa, e che con la loro sconfitta il mondo sarebbe stato in pace.
In verità quei Socialismi Nazionali del XX secolo volevano salvare l’Europa (questo il termine giusto), da quelle potenze imperialistiche antieuropee che poi hanno trionfato e si sono spartiti la torta.
Morto nel 1945 il disegno di una Europa (che non è certo la UE dell’alta finanza), iniziarono le tensioni tra i due blocchi contrapposti USA-URSS.
Con la meritata fine dell’URSS nel 1991 seguita al crollo del muro di Berlino nel 1989, fu però l’imperialismo capitalistico americano a rimanere trionfante.
Oggi gli USA vogliono di più, pretendono l’indebolimento ulteriore della Russia, per neutralizzarla e metterla sotto scacco.
Ieri alleati contro l’Europa i due “regni del male”, oggi ancora in contrasto tra loro dai tempi della cosiddetta guerra fredda.
Ecco chi minaccia un conflitto mondiale oggi, ecco in verità chi lo scatenò negli anni ’40.
Sono dei predatori e per vivere hanno bisogno di predare.
Ma la povera e martoriata Europa che sarà destinata a fare in caso di guerra? Nella spartizione del mondo post-1945 siamo colonia degli Stati Uniti e ad essi siamo sottomessi.
Noi come italiani, come missini abbiamo subito rappresentato da allora nell’Italia del dopoguerra la rivendicazione di una “terza posizione” in coerenza con il nostro pensiero di “terza via” non allineata a nessuno dei due imperialismi, salvo poi accettare il patto atlantico negli anni ’50 e ’60 ad opera di determinate segreterie politiche che hanno guidato in quegli anni il nostro movimento ma che si sono mostrate assai poco missine nello spirito.
Ma la nostra natura, la nostra essenza ideale era quella di rappresentare in Italia la politica del non allineamento di fronte ai due blocchi contrapposti.
Oggi ribadiamo gli stessi concetti, ovviamente mai con gli USA i nostri colonizzatori emblema del capitalismo imperialista più disumano, ma neanche troppo accondiscendenti con una Russia che sebbene non rappresenti più l’aberrazione burocratico-marxista dell’ ex Unione Sovietica è legata a doppio filo con quella Cina comunista o “capital-comunista”, con quella Repubblica Popolare Cinese vera e propria minaccia emergente che noi evidenziamo da tempo come un nemico non da meno dell’America.
Come si svilupperà la faccenda sull’Ucraina lo vedremo, auspichiamo in un calo delle tensioni anche se ne siamo poco fiduciosi. Dobbiamo scongiurare ciò perché soprattutto a pagare il prezzo più alto saranno i popoli del continente europeo, nel nostro sventurato ruolo di cuscinetto e di servilismo che ci troviamo a rivestire, privi di ogni residua sovranità.

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