30 Giugno 2022

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Corsica, autonomia, indipendenza o… Italia?

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di Massimo Bosso

Distratti dagli eventi nell’est Europa passa quasi inosservato e nel disinteresse generale quello che sta succedendo nella vicina Corsica, l’isola del Mediterraneo a pochi chilometri dalla Sardegna è percorsa da rivolte contro l’occupazione francese che persiste dal 1769 e che è frutto di una fraudolenta interpretazione dell’accordo di intervento stipulato con la Repubblica di Genova (in seguito annessa al Regno di Sardegna e quindi allo stato italiano dopo la unificazione). 
Casus belli é l’aggressione in carcere, avvenuta il 2 marzo, al leader indipendentista Yvan Colonna da parte di altro detenuto jihadista, Colonna, entrato in coma per le percosse ricevute, é mancato il 21 marzo. L’episodio ha riportato alla ribalta le mai sopite istanze di indipendenza dei corsi, manifestazioni e proteste in tutta ‘isola al grido di “Statu francese assassinu”, il governo di Parigi ha inviato truppe anti-sommossa e contestualmente si é dato disponibile a concedere autonomia alla Corsica.
Tuttavia é una promessa che appare poco credibile, anche perché porterebbe a richieste di autonomia anche da parte di altre regioni della Francia, come ad esempio la Bretagna. Indubbiamente i legami culturali ed anche linguistici, basti vedere i cognomi in uso, sono maggiori con l’Italia che con la Francia, anche un rapido sguardo ad una cartina geografica lo conferma. Naturalmente il governo italiano si disinteressa completamente della questione, no si tratterebbe di ingerenza in affari di altro stato, basti dire che più volte l’Austria è intervenuta per perorare la causa della popolazione di lingua tedesca dell’Alto Adige che, notoriamente, gode di ampie autonomie e bilinguismo dalla fine della II Guerra Mondiale ed che è tutelata con apposite leggi anche nella sua rappresentanza parlamentare.
Una Corsica indipendente, per quanto legittima ispirazione, dovrebbe dotarsi di una serie di strutture internazionali (ambasciate/consolati), stringere accordi commerciali con le altre nazioni, battere moneta oppure accettare entrare nel “calderone” della UE accettandone le conseguenze e presumibilmente con poca voce in capitolo ed un nemico giurato: la Francia. A questo punto per la Corsica sarebbe sicuramente più conveniente diventare la 21° regione italiana, fissando fin da subito ampie autonomie, che sono previste dalla nostra Costituzione ed applicate ad alcune regioni. Nella storia della Repubblica ricordiamo che ben due Presidenti (Segni e Cossiga) erano di origini sarde, come era sardo Enrico Berlinguer, per molti anni leader di uno dei maggiori partiti italiani, qualunque possa essere il giudizio su queste persone é innegabile che il fatto di essere originari di una regione autonoma e con usi e costumi differenti dal resto d’Italia non abbia loro precluso di accedere a ruoli di altissimo livello.
Potrebbe essere la stessa cosa anche per la Corsica, il nostro governo dovrebbe perseguire l’interesse nazionale e l’interesse di ogni nazione é quello di ampliare, ovvio in modo pacifico e consensuale, i proprio territorio e di difendere i popoli affini che abitano fuori dai confini nazionali.

LA STORIA

Nel 1295, nel Trattato di Anagni, venne sancita la nascita del Regno di Sardegna e Corsica, che consegnò al re Giacomo II di Aragona (impegnato nel frattempo nella Reconquista in Spagna). la Corsica venne così accorpata ai Domini aragonesi. Gli Aragonesi si insediarono effettivamente nel neonato regno solo nel 1324, concentrandosi esclusivamente sulla Sardegna, senza amministrare mai effettivamente la Corsica. La Corsica resta per tanto ancora vittima di un sostanziale vuoto di potere che durerà nel complesso ben 63 anni. La questione sarà risolta solo nel 1347 grazie al barone corso Sambucuccio d’Alando, che convoca un’assemblea di tutti i baroni e i caporali dell’isola. L’assemblea deciderà di staccarsi definitivamente da Aragona e porsi sotto la protezione di Genova, offrendo alla Repubblica ligure la sovranità totale sull’isola. Ovviamente Aragona non vide di buon occhio l’iniziativa dei corsi, ma non mise in atto provvedimenti per diverso tempo. Fu solo nel 1401che l’autorità genovese fu ristabilita su tutta l’isola.
Il controllo pieno ed effettivo di Genova sull’isola non fu però lineare, numerose rivolte finanziate da diverse potenze straniere davano vita a piccoli domini indipendenti dall’autorità genovese, che rispondevano alle nazioni fautrici delle rivolte. Tra le nazioni che interferivano negli affari della Corsica genovese vi furono la Francia, il Regno d’Aragona, lo Stato della Chiesa e la Repubblica di Pisa
Formatosi nell’ambiente illuminista della Napoli di Antonio Genovesi e di Gaetano Filangieri, Pasquale Paoli, che si era preparato già da qualche tempo a rientrare nell’isola con un ruolo dirigente, avrebbe impresso una svolta decisiva alla rivolta còrsa: fu Paoli che le fece assumere i connotati di prima vera rivoluzione borghese d’Europa, e sua è la prima costituzione democratica e moderna, anticipando la Rivoluzione francese e la Rivoluzione americana, quella che regolò la vita della Corsica indipendente dal 1755 sino alla definitiva conquista francese del 1769. Giunto in patria il 19 aprile tra il 13 e il 14 luglio 1755, venne proclamato generale di quella che ormai, con piena coscienza, si definiva come la Repubblica Corsa. Tra il 16 ed il 18 novembre 1755, riunita una Consulta generale a Corte (divenuta capitale dello Stato còrso), Paoli promulgò la Costituzione di Corsica, che contribuì a rendere Paoli molto popolare negli ambienti illuminati di tutt’Europa e tra i coloni inglesi insorti che daranno vita agli Stati Uniti d’America e alla loro Costituzione. La Costituzione còrsa attirò l’attenzione di tutta Europa per la sua eccezionale carica innovativa. Una volta ridotta la Repubblica genovese a controllare poche piazzeforti costiere, spesso assediate, Paoli si diede con inesauribile energia a dare forma e concretezza all’autoproclamato Stato di Corsica in ogni campo, senza trascurarne alcuno, spaziando dalla giustizia all’economia. Sempre a Corte, Paoli fondò nel 1765 un’Università di lingua italiana (che era la lingua ufficiale dello Stato) destinata a formare i quadri del governo e la sua classe dirigente, mentre venne avviata la pubblicazione di un vero e proprio bollettino ufficiale dello Stato, i Ragguagli dell’Isola di Corsica. Con l’avvento del duca di Choiseul come ministro del re Luigi XV, l’antico disegno di Parigi di mettere le mani sulla Corsica (già suggerito nella trattatistica politico-diplomatica francese del ‘600) prese un’accelerazione.
La Francia aveva subìto una dura sconfitta nella guerra dei sette anni, e aveva perso tutte le proprie colonie d’America, che, con il trattato di Parigi del 1763, erano passate sotto il controllo inglese. Diveniva pertanto vitale difendere gli interessi francesi nel Mediterraneo, dove la potenza francese era minacciata dalla Spagna, dalla crescente presenza britannica e dall’estendersi del dominio austriaco sulla Penisola italiana. Individuata la Corsica come bene strategico di fondamentale importanza per il perseguimento della politica mediterranea francese, Choiseul perfezionò e portò a compimento il disegno per impossessarsene alle spese della neonata Repubblica Corsa e della stessa Repubblica di Genova, che desiderava riassoggettare l’isola. La prima fase dell’operazione consistette nell’indurre Genova alla firma del trattato di Compiègne nel 1764, che stabiliva l’invio di truppe francesi in Corsica a sostenere la riconquista dell’isola da parte di Genova, che si assumeva l’onere di finanziare l’intera operazione. Una volta che l’armata francese passò a presidiare le città costiere dell’isola, Choiseul, invece di attaccare risolutamente Paoli, cercò di corromperlo. Paoli tenne duro e respinse anche le lusinghe che ventilavano un suo possibile ruolo preminente in una futura amministrazione francese della Corsica.
Nel frattempo le truppe del Re di Francia, lungi dall’aprire le ostilità contro i còrsi come promesso, restavano al sicuro nelle fortezze genovesi, incrementando così a dismisura il conto che Genova doveva pagare per la loro presenza secondo il trattato di Compiègne, sino a divenire forzosamente insolvente per mancanza delle risorse necessarie, come previsto da Choiseul. L’impasse si prolungò così sino al 15 maggio 1768, quando Choiseul coronò il suo piano, costringendo Genova, che non poteva più sostenere i costi dell’operazione, a firmare il trattato di Versailles, col quale si sancì la fine della rivendicazione dell’isola da parte di Genova, che riconosce invece la Francia come legittimo padrone dell’isola. Si può dire quindi che la Corsica fu sostanzialmente estorta a Genova quale garanzia per i debiti non onorati, e in un certo senso, artificiosamente creati. La risposta del Generale Paoli fu la mobilitazione generale per resistere, armi alla mano, alle pretese di Parigi. Mentre i genovesi lasciavano per sempre l’isola, il governo francese avviò la campagna militare di conquista. In un primo tempo le truppe francesi furono duramente sconfitte a Borgo nell’ottobre 1768, episodio significativo per il patriottismo còrso. Paoli, sperando così di guadagnarsi il rispetto della Francia, anziché massacrarli, lasciò liberi i numerosi prigionieri francesi catturati. Alle sue vane speranze di una composizione favorevole del conflitto, rispose l’arrivo in Corsica, agli ordini del marchese de Vaux, di forze francesi ancora più ingenti e dotate di una potente artiglieria.
La disperata ricerca d’aiuti internazionali da parte di Paoli non diede risultati di rilievo e così la campagna militare francese entrò nel vivo all’inizio di maggio del 1769, puntando direttamente verso il quartier generale còrso a Murato. Per sbarrare la strada all’attacco, Paoli mise in campo tutte le forze a disposizione, compreso un contingente di fanteria mercenaria tedesca. La battaglia decisiva si svolse il 9 maggio 1769 a Ponte Nuovo, ove le milizie còrse cedettero con gravi perdite alla potenza della superiore artiglieria delle forze francesi. Malgrado la sconfitta, i còrsi, per il coraggio dimostrato in battaglia, si guadagnarono l’ammirazione europea, specialmente presso gli intellettuali illuminati che vedevano in loro la prima sfida aperta all’Ancien Régime.  Paoli sfuggì alla cattura e, imbarcatosi per Livorno, raggiunse Londra dove fu accolto in un esilio onorato (fu ricevuto personalmente dal re Giorgio III), mentre in Corsica restava il suo segretario Carlo Maria Buonaparte, padre di Napoleone, a tentare un’estrema resistenza. La schiacciante e sanguinosa vittoria militare delle armi francesi, tuttavia, presto fece pendere decisamente la bilancia politica dalla parte della Francia e lo stesso Buonaparte finì per cedere alla fazione francese (tratto dal web).

 

 

 

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