LA NOVITÀ DI CARLO CALENDA NASCE GIÀ VECCHIA

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di Giacomo Ciarcia

Ci provarono già Piero Gobetti e Carlo Rosselli cent’anni fa con scarsi esiti (allora il popolo aveva un’altra coscienza) e sicuramente erano figure quanto meno più autorevoli di questo “novello” Carlo Calenda che si definisce come questi suoi predecessori “liberal-progressista”, o “liberal-sociale”.
Amano accostare contemporaneamente il termine “liberale” con quello “sociale”, uno specchietto per le allodole, un modo fraudolento per lavarsi la coscienza in ragion del fatto che la loro logica mercatista e sfrenatamente liberista può soltanto affamare e gettare sempre più sul lastrico la parti meno abbienti della nazione e i ceti medi.
Noi ben sappiamo che il termine “liberale” accostato a quello “sociale” rappresenta un ossimoro – questo sì – e non già come amano rinfacciare a noi le forze di certa sinistra circa la nostra unione del “sociale” con il “nazionale” che invece risulta ancora adesso l’unica carta vincente.
Oggi Calenda proveniente direttamente dal mondo del capitalismo e della grande imprenditoria, mentre rivendica assieme al suo compare Renzi privatizzazioni e la svendita totale dell’Italia a meri potentati economici in nome di una visione iper-liberista scavalcante addirittura quella di PD e Forza Italia, allo stesso tempo ci parla di salario minimo per i lavoratori, facendo finta di ignorare che nella sua visione di società modello il lavoro stabile potrà rappresentare sempre più soltanto una chimera e la logica della “flessibilità” come loro amano definirla e che noi continuiamo a chiamare più propriamente precariato una assoluta normalità.
Addirittura il leader del Terzo Polo attacca la destra meloniana definendola eccessivamente statalista, mentre noi, da missini, critichiamo i signori di Fratelli d’Italia esattamente per le infinite loro abiure che li hanno portati sempre più radicalmente ad incarnare in maniera irreversibile un modello di destra liberal-conservatrice a noi astruso per compiacere a quella parte di elettorato sordo verso i richiami sociali (a noi cari) e grettamente reazionario.
Azione e Italia Viva sognano il ritorno di Draghi al governo, in un certo senso saranno accontentati, se non sarà Draghi sarà certamente un suo similare ma un governo “tecnico-, politico” centrista, mercatista e liberale nascerà non appena il “Governo Meloni” che come sembra si appresta a salire a Montecitorio si squaglierà come neve al sole, con una nuova maggioranza artefatta a palazzo che andrà da Forza Italia al PD passando per il Terzo Polo.
Questo è quello che presumibilmente accadrà nonostante tutti gli sforzi fatti sino ad oggi da Giorgia Meloni per accreditarsi di fronte ai mercati e ai potentati economici internazionali.
Tutto cambia perché nulla cambi scrissi qualche tempo fa, e così sarà dopo il voto; con una Meloni già in linea con l’agenda Draghi ergo ligia al sistema che rimarrà alla presidenza del consiglio fino a quando verrà sostituita con qualche personaggio più “affidabile”.
In quest’ottica il Terzo Polo pur superando appena la soglia di sbarramento sarà il vero vincitore della prossima tornata elettorale ovviamente ancora una volta senza il consenso del popolo italiano fino a quando questo non si stancherà del tutto; allora sarà la nostra volta.

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