Il “sistema” della raccomandazione, l’inverecondia di una nazione
di Alessandro Scotto
Esiste ormai da lunghissimo tempo uno strumento ignobile che abbatte ogni merito, tiene in dispregio ogni qualsivoglia formazione, determina lo scoraggiamento di giovani preparati e promettenti favorendo la loro fuga e blocca il settore essenziale della ricerca oltre a quello più individuale della crescita personale e lavorativa: la “raccomandazione”.
Tale strumento permea la sanità pubblica e privata, favorisce gli scambi di poltrone tra gli svariati politici di regime, perpetua il nepotismo della piccole e grandi imprese ed il familismo in quanto vi sono figli che succedono ai padri nelle professioni pur avendo dei demeriti, gettando nel mare più torbido la meritocrazia.
V’è il barone universitario che con il suo beneplacito decide le sorti di un medico competente o meno o, in generale, di un giovane laureando; vi sono le finte selezioni nelle società private, statali e parastatali al fine di garantire l’assunzione di persone portate da un proprio “protettore” politico o sindacale e affibbiare promozioni a dipendenti incompetenti ma utili ai dirigenti per scopi personali o per semplice simpatia, o sempre “spinti” da un qualcuno senza tenere in conto il merito effettivo di un bravo lavoratore e, quindi, tagliando fuori ingiustamente persone che hanno effettivamente onorato il proprio lavoro e si sono prodigate per gli altri.
La nostra è purtroppo un’Italia involutiva, legata ancora al feudalesimo, ai privilegi, agli omaggi, al “do ut des” e pertanto la patologia della raccomandazione, del clientelismo e del familismo non può essere altro che degenerativa in quanto lede i vincoli di solidarietà e lealtà che bisogna costituire tra tutti i cittadini e non solo tra coloro che appartengono a definite caste od alla classe partitocratica in ambito politico.
Per questo il nostro partito vuole in tutti modi abbattere questo sistema ignominioso gettando le basi di una vera legalità nella nostra società.
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