AAA Cercasi Stato Sociale

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di Enrico Del Bello

Chi oggi ha circa 50 anni, o più, se lo ricorda: negli anni ’80 la famiglia media italiana aveva un padre che lavorava e una madre casalinga che gestiva la casa, lo stipendio, le spese e, elemento fondamentale, l’educazione dei figli. La casa era di proprietà, i figli giocavano (gratis) a pallone nella squadra del quartiere (o a pallavolo per le ragazze) e d’estate avanzavano persino i soldi per andare al mare in vacanza. I ragazzi spesso si diplomavano e alcuni si laureavano. Oggi i genitori lavorano entrambi (altrimenti a fine mese non ci si arriva), l’educazione è affidata a estranei nei vari asili nido e scuole materne — spesso privati, perché i pochi statali sono occupati da stranieri con ISEE basso —, le elementari sono a tempo prolungato (fino alle 16:00 o 17:00) e per fare qualsiasi sport bisogna spendere ingenti somme (tra assicurazione, iscrizioni, visite mediche, ecc.). I genitori passano sempre meno tempo con i figli, faticano sempre più ad arrivare a fine mese e la famiglia va verso la disgregazione (poiché le difficoltà economiche portano sempre e irrimediabilmente problemi familiari). Una volta le famiglie più fortunate avevano una seconda casa: si investiva nel mattone, nell’economia reale. Oggi non si riesce ad acquistare nemmeno la prima, e le difficoltà aumentano soprattutto nelle grandi città. In tutto questo la benzina aumenta, il gas pure (per scelte europee) e le famiglie arrancano. Ma ciò che dà maggiormente fastidio e irrita sono le scelte su come allocare le risorse generate dalle imposte pagate dagli italiani: una parte finisce in Ucraina, una parte per sostenere gli immigrati clandestini giunti nel nostro Paese e un’altra per arricchire una classe politica inadeguata e impreparata, che ha perso ogni contatto con il popolo e con la realtà. Mi aspetterei un mutuo “sociale” a tasso zero per chi vuole acquistare la prima casa o iscrivere i figli all’università; mi aspetterei aiuti economici concreti per chi è in difficoltà e mi aspetterei che nei bandi in questione ci sia scritto, senza vergogna: “Rivolto ai cittadini italiani con almeno 20 anni di cittadinanza”. Mi aspetterei, insomma, uno Stato sociale vero, forte e amante dei suoi cittadini.

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