Il meretricio e l’ipocrisia sulla morale altrui
di Alessandro Scotto di Minico
Dal 1958 la legge Merlin ha chiuso le case di tolleranza, non la prostituzione. Ha tolto un mestiere dalla vista e dai controlli e lo ha consegnato alla strada, agli appartamenti abusivi e alla criminalità. Il ddl ispirato al modello nordico, che punisce il cliente con multe e, nei casi di recidiva, sanzioni penali, non corregge l’errore: lo radicalizza.
Addirittura la senatrice Puglisi ha proposto un disegno di legge (n.2563, Modifica all’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n.75) volendo introdurre una sanzione per chi acquista prestazioni sessuali, con pene più severe in caso di reiterazione e la possibilità di svolgere un percorso rieducativo in alternativa alla pena, rispettando le condizioni previste. Il grandissimo giornalista Indro Montanelli in “Addio, Wanda!” racconta con sarcasmo come il perbenismo italiano sia divenuto cretineria dopo-Merlin. Le pagine più riuscite mostrano il moralismo come moda politica: i partiti si dividono, si scomunicano e si ricompongono sulla questione del “casino”. Saragat, a sentire la satira, finisce per stremarsi tra Goethe e Marx. I repubblicani si spaccano tra chi cita Mazzini e chi cita Garibaldi, mentre Turati, ricordano i suoi difensori, al casino “non ci andava mai”. Il liberale Malagodi se la cava con un “agnosticismo” di facciata, dichiarandosi ostile a ogni intrusione dello Stato nella morale come nell’economia. La stampa scandalistica, intanto, cavalca il clamore. I Dossetto-lapiriani si rifugiano nella loro Turris Eburnea puritana. Il bersaglio di Montanelli è l’ipocrisia di chi legifera sulla morale altrui senza occuparsi delle conseguenze. Nel 1956 era la crociata contro le case. Oggi è la crociata contro il cliente.
Però i benefici di una nuova regolamentazione vi sono:
• Entrate: un'attività oggi sommersa diventerebbe tassabile.
• Contrasto alla criminalità: un perimetro legale rende visibile ciò che resta fuori, e quindi perseguibile, come tratta e minori.
• Ordine pubblico: meno prostituzione di strada, meno degrado urbano.
• Sanità pubblica: prevenzione e screening organizzati.
• Coerenza sociale: lo Stato su questa tematica non deve fare il precettore morale, ma garantire sicurezza e legalità.
Sarebbe d’uopo quindi abrogare le norme della Merlin che impediscono l’esercizio organizzato, con licenze comunali, requisiti igienico-sanitari e vigilanza mantenendo ed inasprendo le pene per sfruttamento, induzione, tratta e prostituzione minorile. Infine bisogna delineare la registrazione volontaria, le visite mediche da farsi e i percorsi di uscita.
Il fronte abolizionista sostiene invece che la regolamentazione alimenti la domanda e la tratta, e cita le difficoltà incontrate dalla Germania. I sostenitori del modello nordico rivendicano risultati in Svezia, contestati però da diversi studi. La questione è aperta, ed è su evidenze comparate, non su slogan, che il Parlamento dovrebbe discuterla.
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